Uscire dalle torri d’avorio

da | 13 Mag 2020 | Sguardi

Per Flaubert la poesia si cela in torri d’avorio lambite dalla merda del mondo.

Io invece penso che la poesia stia negli interstizi fra i mobili, nelle case, non necessariamente d’avorio, di tutti; in quegli spazi angusti dove non arriviamo a pulire con la scopa, lì si nasconde una vecchia foto di chi abbiamo amato o, ancor meglio, di chi amiamo; una sigaretta rotolata via anni prima ribellandosi al suo bruciante destino – e forse finita in uno peggiore; oppure un’emozione sfuggita ai più, lasciata transustanziare nel tempo allo scorrere dei giorni; o altro ancora di cui abbiamo dimenticato l’esistenza – o inventato la non esistenza.

Questo sito altro non vuole essere che il piccolo spazio stretto fra una vecchia libreria e un mobiletto pieno di nostri vecchi ricordi sparsi in un ordine ordinatamente casuale, fra una Wikipedia e un Facebook, per intenderci, dove nuovi poeti possano far depositare la polvere, anche digitale, in cui sanno – o tentano di – leggere i versi che la vita suggerisce loro, come fa una vecchia visionaria che può auspicare, a suo dire, il futuro depositatosi sul fondo di una tazzina da caffè.

Un luogo dove gli amanti della poesia, e perché no, anche gli amanti e basta, possano semplicemente passare un bel momento letterario (Cfr. Inf. Canto V, Ahah).

Tutto qui, e per dare il buon esempio ho deciso di iniziare io, pubblicando qualche nuvolia – le chiamo così le mie poesie… ci ho scritto un romanzo intero sul perché, e non vedo l’ora che qualcuno se ne accorga,

magari qualcuno con una casa editrice.

Spero possiate leggere in esse le emozioni che rivelo senza troppe remore – che alla fine sono sempre quelle da millenni: amore o odio, “Odi et amo” – con la stessa spensieratezza con la quale rivelo al mondo una mia immagine profilo o una foto su Instagram di me al mare.

Cosa che devo ancora capire perché la faccio… voi?

Qui si svolge l’immagine profilo dell’animo umano, per lo stesso motivo per il quale ogni poeta ha da sempre gettato le maschere che ottundono il volto dell’umanità: le ragazze… no, scherzo, dai…

bensì regalare qualcosa di bello al mondo, e di conseguenza, come chiunque, in qualunque forma, compia il gesto del donare il “bello”, avere merito per essere chiamato Poeta.

E per le ragazze.

In ultimo, sono fermamente convinto, come avrete notato, che Satira sia la sorella incasinata di Poesia – o era il contrario? – quindi darò spazio anche a lei, dacché spesso l’amore e l’odio tacciono quando si ride – o era il contrario?

E comunque Flaubert era un figo.

Franck Lefleur

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