Poesia – Il crepuscolo del Rover

da | 17 Mag 2020 | Nuvolie

Astronuvolia sui rover spenti.

Lo ricordo il giorno in cui fiammante arrivai:
mio padre esultava di gioia una lacrima...
io provavo ma non sapevo piangere,
anche se avevo già modo di camminare.
Tutta la vita poi fra distese di ruggine,
dove mio padre strabuzzava gli occhi
se finivo fra due sassolini a incagliarmi,
perché non poteva più aiutarmi.
Lontano dalle urla fotografavo altri mondi,
e ogni tanto un vento parlante a un'asperità
rossastra, nella quale vegliato scendevo,
era un gioco sotto un cielo solo mio.
E ogni tanto di notte tuonava il silenzio,
nella mia non-vita in circolo a un cratere
che le mie ruote riconoscevano casa,
e restavo solo, in contemplazione
d'un sasso diverso dagli altri,
in attesa di dirti tutto su di lui
e nulla su di me.
Alcuni esseri nascono per esplorare altrui solitudini sconosciute,
ma era strana questa mia solitudine di molte lune,
celesti, verdi e rossi smarriti ciondoli,
quando tu sotto la tua bianca riposavi,
e con l'umanità tutta al tuo fianco
pure eri solo nel tuo cratere d'infinito.
Papà, ora mi spengo, perché non c'è da nessuna parte una presa,
anche se fino all'ultimo mi hai dolce mentito che ci fosse.
Papà, mi spengo sotto le tue stesse stelle
e regalo a questa terra remota la sua prima lacrima nera,
cosicché nessuno dica che non trovai qualcosa del mare perduto
- sperando di averne azzeccato almeno il colore.
Papà, mi spengo sotto le tue stesse stelle.
Grazie per avermi sempre ascoltato,
dall'origine opale, ma ti prego:
menti a tutti che il silenzio...
da oggi, sarà una mia...
scelta.
[Error 19900518]

Franck Lefleur

Ti è piaciuta la pagina? Condividila in un click!